DIEGO DAVIDE

Riscoprire il passato, comprendere il presente

La Storia del mondo e dell’umanità è, come la vita di ciascun individuo che la compone, un flusso ininterrotto di eventi alcuni dei quali di tale importanza e portata, da segnare un prima e un dopo. Questi stessi accadimenti non sono mai frutto del caso ma trovano origine nell’azione dell’uomo che, accettando la sfida, mette in moto il cambiamento. Sarà questa la chiave di lettura con la quale rileggeremo il passato e il presente, per scoprire cosa abbiamo in comune io, voi, Martin Lutero e Greta Thunberg.

BIO

Diego Davide ha 43 anni ed è nato a Napoli. Dottore di ricerca in Scienze Storiche è stato autore per il programma radiofonico “colazione da Tiffany” andato in onda su Rai Radio 2. Alcuni suoi contributi scientifici sono stati pubblicati nella collana Il Medioevo a cura di Umberto Eco. E’ anche autore del De Guallera ( Ad est dell’Equatore 2015) e del manuale storico divulgativo Tutta n’ata Storia (Inknot edizioni 2018). Dal 2005 collaboratore alle cattedre di storia moderna, storia moderna e contemporanea e linguaggi della storia presso l Universita’ degli studi di Napoli Suor Orsola Benincasa

FRANCESCO FORNI

Per chi è la musica?

– sono Francesco Forni musicista, cantautore.
Il mio campo professionale è la musica. Nel mio percorso ho lavorato tanto nel teatro (scrivo e realizzo colonne sonore), porto avanti miei progetti musicali, mi capita di lavorare per dischi di altri artisti in qualità di arrangiatore, di orecchio esterno. Ho un duo in cui entrambi siamo cantautori e musicisti con Ilaria Graziano con 3 dischi all’attivo e innumerevoli date di concerti in Italia, e soprattutto all’estero: in quasi tutta Europa, in Canada e in continua espansione.

– mi sento continuamente dire “amo molto quello che fai/fate” e aggiungere “… ma non ne capisco di musica” “…non sono un esperto/a” “…non sono certo un critico musicale” “… per quello che vale la mia parola”

– Chi può capire la musica?

Chi ha il diritto di amarla?

Chi ne può parlare?

Quali emozioni sono leggittime?

Esiste una musica di serie A, una di serie B?

Esistono i generi, le categorie, le sottocategorie, i filoni?

Esiste la musica “commerciale”?

Esiste la musica “colta”?

– Di solito quando ci si impelaga in questi discorsi si arriva alla fine a dire c’è la musica buona e musica non buona…

Io vorrei invece provare a fare una classificazione per emotività coinvolta, a seconda cioè di quali stati d’animo andrebbe a sollecitare, a toccare, a esplorare, a stimolare, a esasperare, a elevare.

La musica nella storia del mondo accompagna le civiltà a tutti gli stadi di evoluzione, in ogni cultura e in ogni latitudine.
La voce, i canti, i ritmi, le melodie sono state utilizzate da ogni popolo o tribù per accompagnare rituali di festa, rituali sacri, religiosi, funebri, rituali di iniziazione, di ingresso in società, di passaggio all’età adulta, si parla di musica sacra, musica spirituale, musica liturgica, canti devozionali, ma anche canti per ritrovare la strada di casa, per descrivere un territorio (mappa canti aborigeni), canti per riunirsi dopo il lavoro, canti per riunirsi sotto una bandiera, sotto un’ideale, contro un nemico o un flagello comune.
Ho detto: “utilizzate” perché effettivamente la musica, il canto, il canto collettivo sono da sempre “sfruttati” come “mezzo”, non come “accompagnamento”.
Il tramite con l’emotività che la circostanza richiede.
Il mezzo per mettere in contatto lo spirito con un particolare luogo dell’animo, con un particolare sentimento, o per elevarlo e mandarlo lontano.
Quando all’inizio della messa ci si alza e si canta insieme, stiamo riproducendo, simulando l’atto di camminare cantando insieme in una sorta di processione.
Le messe di ogni religione nascono come preghiere collettive cantate ed è proprio il canto che ha originariamente la funzione di portare lo spirito “altrove”.
Altre religioni come quella cinese antica, il misticismo, il sufismo, l’hinduismo (dei raffigurati con strumenti musicali), sono talmente connesse alla musica come diretta derivazione divina, da considerarla IL tramite per l’incontro con Dio.

Se tutta questa la potremmo catalogare come genericamente “musica sacra”, dall’altra parte c’è la “musica profana” nata in occidente ai tempi dei romani in latino ma che si sviluppa soprattutto ai tempi di Carlo Magno con i trovatori in tutta Europa.
Si distingue dalla prima per i contenuti di solito scherzosi, satirici, amorosi, politici.

Per cosa viene effettivamente “sfruttata” la musica nel presente, nell’era del consumismo?

-Musica sparata a palla nei grandi, medi e piccoli magazzini per incitare all’acquisto compulsivo
-Musica ossessiva o maliziosa usata negli spot pubblicitari
-Jingle ripetitivi ascoltati in ogni dove per riportare la mente al prodotto pubblicizzato

In che modo si ricorre oggi per ottenere aiuto pratico dalla musica?

-Musicoterapia per l’autoconoscenza, per intervenire a livello terapeutico, preventivo, riabilitativo, per condizionare, modificare uno stato psicofisico entrando a fondo nella coscienza
-Musica per contrastare le dipendenze da sostanze
-Musica come anestesia dal dentista
-Musica per le piante
-Musica per “armonizzare” il mondo che ci circonda

GIANNI VALENTINO

Come si campa con la scrittura? Pardon: si campa con la scrittura?

L’intenzione è raccontare alla platea l’entusiasmo, il desiderio, la volontà, la crisi, la resurrezione di chi vive|sopravvive scrivendo. Titolo: Come si campa con la scrittura? Pardon. Si campa con la scrittura?.

Ho cominciato a scrivere non per corteggiare una fanciulla ma per raccontare come mi sentivo dopo il suicidio di un mio amico. Adolescente come me. Ho rinunciato all’architettura per fare il giornalista. Una signora mi avvisò, però: “Guagliò … bell’ ‘e mammà. ‘O giurnalista ‘o fà sulo ‘o figli’ d’ ‘o giurnalista”. Mi arrabbiai e promisi a me stesso che avrei dimostrato il contrario. Eppure nei primi dieci anni di questo mestiere non ho mai guadagnato nessun soldo. Cercavo notizie e nel frattempo collaboravo con dei locali by night, mi occupavo di piccoli concerti, facevo volantinaggio.

Mi hanno cominciato a pagare quando sono entrato a Repubblica, anno 2004. Poi sono entrato nello staff dell’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, primo mandato di Luigi de Magistris: ho resistito 6 mesi realizzando una serie di bei progetti, con troppa fatica e troppi nervi. Perciò mi sono dimesso.

Le autorità non sono la mia casa.

Sono tornato a Repubblica, avevo un misero contratto che veniva rinnovato di anno in anno ma all’Epifania del 2017 mi è stato tolto.

Frequento le redazioni dei giornali dal 1994. Scrivo articoli, faccio interviste: la cosa che preferisco. Parlare con gli altri, intuirli, capirli, e raccontarli a chi non conosce nulla di loro.

Tengo sempre un quadernino in tasca. Scrivo poemetti, faccio performance con musicisti. Le ho fatte a Napoli, a New York, a Barcellona. Ho scritto due libri: il primo è una raccolta di versi, il secondo è la storia di LIBERATO.

Porto in giro un po’ di fatti. E pure la mia biografia.

Ho incontrato persone comuni e superstar. Parcheggiatori abusivi sparati nella pancia, ragazzi che hanno fatto la fuitina, sindaci, fanciulle vittime di stupro, operai, studenti, mamme sole. Tanti musicisti, registi, pittori, scrittori, fotografi: Lou Reed, Brian Eno, Massive Attack, JR, Anish Kapoor, Mimmo Jodice, David Gilmour, Ivano Fossati, Chick Corea, Vasco Rossi, Julien Temple, Tricky, Enzo Avitabile, James Senese, Vinicio Capossela, Jovanotti, Laurie Anderson, Bob Wilson, Shirin Neshat, Paolo Sorrentino, Willem Dafoe, David Byrne, Elton John, Bob Geldof, Mario Merola, Angela Luce, Pino Mauro e Pino Daniele.

Difendo le mie idee, litigo, insisto.

Ho fatto quasi una rissa, a Pompei, per intervistare David Gilmour che doveva ricevere la cittadinanza onoraria vesuviana. Poi però ho vinto io.

Faccio street-foto quasi tutti i giorni. Guardo la gente, per Bukowski – e sono d’accordo con lui – il più importante spettacolo. E non si paga nemmeno il biglietto. E per strada, in un tir ad Harlem, sono stato ritratto in una installazione che in questo momento è esposta al Brooklym Museum. Nella scena del party. Lì ci sono finito perché sono una persona curiosa, inquieta, instancabile. E mi alimento di musica. Io cammino tanto a piedi e parlo pure con gli sconosciuti. Altrimenti che sfizio ci sta? E in conseguenza della gioia di camminare e scoprire le facce di Napoli ho creato il progetto NA IF, passeggiate & performance. Mescolando cinema, narrativa, canzoni, teatro e poesie.

Continuo a credere di poter vivere facendo questo mestiere. Pardon: tutti questi mestieri contemporaneamente. Prendo qualche briciola di qua e qualche cozzetto di la e ogni giorno riesco a mangiare e a pagare l’affitto e a fare un po’ di viaggi.

Sono stanchissimo però mi diverto assaje assaje. L’unica cosa che mi dispiace è che non posso oziare quanto desidero. La verità biblica è che sono pigrissimo, ma nessuno ci crede. Vorrei essere pagato per scrivere un libro affacciato sul mare e in attesa che qualcuno compri il soggetto del mio film e lo realizzi io resisto ancora. La smetterò solo quando mi metteranno uno sgambetto.

 

BIO

GIANNI VALENTINO è un giornalista|poeta_performer|scrittore. È nato a Napoli nel 1975 e vive nel golfo. Collabora con la Repubblica e RepubblicaTV. Il suo ultimo libro è io non sono LIBERATO in cui porta a galla, per la prima volta, i retroscena del progetto musicale fantasma in lingua napoletana alternando pagine di inchiesta, diario, interviste e reportage. Ha scritto per Rollingstone.it, Pagina99, Rodeo Magazine, il manifesto. Nel 2015 ha pubblicato la raccolta di poemetti Le piume degli angeli scemi. Con musicisti e/o dj si esibisce periodicamente [da Napoli a New York a Barcellona] in performance/concerti solisti e collettivi ispirati ai suoi testi autobiografici originali ma ha portato in palcoscenico anche l’arte del pittore Egon Schiele, il carteggio storico Napoli-Istanbul sulla compravendita di schiavi nel ‘600 e i componimenti di Gabriele D’Annunzio, Sant’Agostino, Friedrich Nietzsche, Vladimir Majakovskij, Giacomo Leopardi, Antonin Artaud, Raffaele Viviani, Jack Kerouac, Sélim Nassib, Omar Khayyâm. Ha militato in due quartetti fra musica|poesia|visual art: Elementare, con Francesco Di Bella, Dario Sansone e Angelo Petrella, e Rapsodie Electrofisiche, con Marco Messina, Sacha Ricci e Loredana Antonelli. Per il Goethe Institut, con la traduttrice Micol Vicidomini, ha partecipato al progetto DITE: DE–IT! Napoli Translation Slam su poesie di autori tedeschi con azioni performative live al Riot Studio. Per il Neapolis Rock Festival 2006 ha ideato e condotto Video-Sens-Action!, segmento su videoclip musicali e nuove tecnologie in dialogo live con i registi Julien Temple e Uwe Flade e il cantautore-dj Jovanotti. Ha recitato nel film a episodi Vieni a vivere a Napoli – segmento diretto da Edoardo De Angelis – e nei videoclip Sigarette di Neffa e ‘O sanghe di James Senese. È produttore esecutivo e autore delle ricerche del documentario Gli Squallor di Michele Rossi e Carla Rinaldi (Miglior documentario indipendente al Napoli Film Festival 2012). È autore dell’editing letterario per l’installazione|scultura “Il processo” di Rossella Biscotti [Premio Italia Arte Contemporanea – collezione permanente MAXXI Roma, 2010]. È uno dei protagonisti della foto-installazione The Chronicles of New York City realizzata dal fotograffitista parigino JR al Brooklyn Museum, che include anche un suo poemetto inedito: Black Is Beautiful. È ideatore del progetto di passeggiate culturali NA IF. Cura la comunicazione di musicisti, registi e festival. Tra gli altri, Guido Lombardi, Maria Nazionale, D-Ross e Startuffo, Eugenio Bennato, Enzo Avitabile, Nelson, Peppe Lanzetta, Enzo Gragnaniello e Dulce Pontes, Suonno D’Ajere, Franco Ricciardi, Giglio.

MALINCONICO

Portatori di sconfitte

La nostra società si svuota di contenuti e l’impianto pedagogico ed educativo appare essere anacronistico e derisibile davanti all’offerta massiccia dei media di una vita da regolare unicamente sui valori del denaro, del successo, del comando e del potere ad ogni costo.

Come educare all’alterità una generazione che non riesce a riconoscere come vicino neppure l’amico/a con il/la quale esce tutti i giorni?

Come far comprendere a questa generazione, cresciuta all’ombra del virtuale, che la vita non è la vita sui social o la finzione di un gioco multimediale, dove al game over corrisponde una nuova partita da ricominciare, dove tutte le cose che abbiamo distrutto nel gioco precedente, tutte le vite che abbiamo tolto, riprendono nuovamente forma e vita nel nuovo gioco?

Manca l’aderenza ad un principio della realtà da parte delle nuove generazioni, in generale, ed in modo amplificato nella parte più fragile di esse. Manca un esempio autorevole da seguire nel mondo delle istituzioni e nei contesti di vita: politici per niente accorti ai comportamenti ed alle condotte, fieri di dichiarare la difesa dei propri beni e della propria parte, anziché sostenere il rispetto del bene comune, dell’essere esempio per tutti; sportivi, uomini e donne di spettacolo privi di qualsiasi messaggio educativo e volti unicamente a rappresentare il successo come potenza, trasgressione e regole proprie.

In un mondo sempre più ristretto e con un mutamento antropologico delle relazioni sociali in atto, la sfida per il cambiamento chiama ad essere protagonisti proprio coloro che sono portatori di sconfitte: la gente comune, gli anonimi del mondo, pellegrini in un pianeta che li esclude, i senza voce di queste società sempre più violente e dedite all’affermazione dell’individuo in competizione con i propri simili senza più regole.

 

BIO

Psicologo, psicoterapeuta. Responsabile della UOC Dipendenze Comportamentali e Unità Mobili dell’ASL di Caserta, impegnate nel contrasto alle dipendenze. Coordinatore della Commissione Deontologica dell’Ordine degli Psicologi della Regione Campania dal 2010, dove è Consigliere. E’ stato componente di diversi comitati tecnico-scientifici in ambito regionale sulle dipendenza, sulla pace e i diritti umani. Componente di diverse delegazioni e commissioni di lavoro in ambito internazionale sui temi delle dipendenze, delle problematiche giovanili e i diritti umani (Germania 1989, 1992 – Stati Uniti 1989 – Francia 1991 – Algeria 1992 – Spagna 2004 – Kurdistan 2002, 2004, 2005, 2007, 2008 – Palestina 2009 – Kenya 2010, 2011 – Russia 2012, 2013).

Ha diretto, dal 2000 al 2011, il Centro Studi Integrato sul Disagio Sociale e Comportamenti Correlati dell’ASL CE1. Direttore Responsabile della Rivista A.S.cuoL.a e del Settimanale Impronte Sociali. Socio fondatore della Comunità per tossicodipendenti “Il Pioppo” di Somma Vesuviana (NA). E’ il Presidente dell’associazione Melagrana e dirige dal 2001 la casa editrice Edizioni Melagrana. Numerosi i saggi e i contributi pubblicati, tra cui “Dal gioco alla dipendenza” in Il Lavoro Educativo con le fasce Deboli. Modelli teorici e operativi, a cura di V. D’Agnese (2014), “Reward Preferences of Pathological Gamblers Under Conditions of Uncertainty: An Experimental Study” in Springer Science+Business Media New York 2016. È autore per le Edizioni Melagrana dei libri: Capitan Uncino (1997), …e venne il giorno della Melagrana (I, II, II e IV ed. 2006), L’operatore sociale e gli interventi di prossimità (2006), Il gioco senza sorriso, Viaggio nella dipendenza da gioco d’azzardo (2017).

VERONICA MORONESE

IL DIRITTO E LO SPAZIO: NUOVE FRONTIERE PER L’UMANITÀ

Il futuro dell’umanità è probabilmente nello spazio: anni di innovazioni e ricerca ci hanno messo nelle condizioni di cominciare a progettare concretamente insediamenti umani permanenti fuori dal nostro pianeta.

Ovviamente a questo scopo la tecnologia è fondamentale, ma c’è un importante aspetto che in genere viene sottovalutato quando si pensa alle future colonie al di là della terra: per nascere e sopravvivere nella loro quotidianità avranno bisogno di leggi e regole.

Queste non potranno essere proprie di uno o un altro Stato, dal momento che nessuna nazione può appropriarsi di ciò che sta nello spazio. Queste regole per la vita nello spazio dovranno quindi nascere da un grande lavoro di dialogo e collaborazione internazionale, il cui risultato sarà un terreno comune di regole e valori condivisi che porteranno due risultati: da un lato, permetteranno alle colonie di funzionare; dall’altro,  miglioreranno i rapporti internazionali e il livello di tutela dei diritti fondamentali sul nostro pianeta. Esattamente come la tecnologia, ecco che anche il diritto applicato allo spazio può portare enormi benefici all’umanità, anche sulla Terra.

 

BIO

Sono nata nel 1991 a Caserta, poi trasferita a Verona. Presso l’Università degli Studi di Verona  mi sono laureata in Giurisprudenza e diritto Internazionale, approfondendo la questione della competenza dell’Unione Europea in materia aerospaziale. Lavoro come consulente legale. Negli anni ho continuato ad approfondire ricerca e divulgazione sui temi del diritto dello spazio, con varie pubblicazioni e interventi pubblici sul tema. Collaboro con il Center for Near Space dell’Italian Institute for the Future di Napoli in qualità di esperta di diritto dello spazio. Faccio inoltre parte dello Space Generation Advisory Council nell’ambito dello Space Law and Policy Project Group.

RAFFAELLA DE VITA

Defining Moments of a Career Trajectory

In this talk I will present major events that have led to my professional development, from growing up in Marcianise, a small town in La Terra dei Fuochi, to becoming a professor at Virginia Tech, a major research university in the United States of America. I will share pivotal experiences, important mentors, and key decisions that have shaped my career trajectory.

 

Bio: Raffaella De Vita is a Professor and Associate Department Head of the Department of Biomedical Engineering and Mechanics at Virginia Tech, Blacksburg, USA. She received her laurea in mathematics from La Seconda Universita’ degli Studi di Napoli, Caserta, Italy, in 2000 and her M.S. and Ph.D. from University of Pittsburgh in 2003 and 2005, respectively. She is the recipient of the American Society of Biomechanics President’s award, NSF CAREER award, 2012 PECASE Award, and several awards from Virginia Tech for research, teaching, and outreach excellence. Her research focuses on determining the relationship between the mechanical behavior and the complex structure of biological systems using theoretical, computational, and experimental methods.

GIANCARLO COVINO

Imparare da PERSEO
Molti vignettisti pubblicano i propri lavori su blog e profilisocial, dove tutti sbraitiamo contro tutti, forti di un cinismoche ci ha resi “leoni da tastiera”. Per superare tutto ciò e mirare al cambiamento, ci viene in aiuto il mito di Perseo e Medusa, di cui Ovidio narra nelle “metamorfosi”, alias il“cambiamento”, che cerco di fare mio nella attività di ogni giorno. Essere come Perseo significa “vincere i mostri”mantenendo un animo gentile. Attraverso la satira si guardala realtà attraverso la lente dello humour, che prende i codici di comportamento, li rovescia e, arrivando a unaverità inaspettata, porta al sorriso. La satira deve essereonesta e libera; leggera, in modo umoristico o poetico; diretta; sintetica: la vignetta muta, che commuove o faridere, è perfetta.
Infine c’è una regola base: la satira può parlare di tutto, ma deve colpire il potere.

BIO
Architetto casertano, i cui disegni e illustrazioni, ispirati dacronaca, politica e società, sono stati pubblicati da numerosiquotidiani, webzine e in diverse iniziative editoriali. Si definisce essenzialmente un disegnatore, la cui sfida ècomunicare, porre domande piuttosto che dare risposte, ritenendo la caricatura, la satira e l’umorismo grafico unasorta di termometro della democrazia, che permette di misurare il grado di libertà di paesi o società, offrendo spuntidi riflessione attraverso un mezzo di espressione personalee di condivisione.

MARTINA DI PASQUALE

Le ragazze ribelli del business

Le donne CEO, così come più in generale quelle nel mondo dell’economia e della finanza, sono meno di un terzo sul totale in Italia. Questi mondi sono quasi totalmente appannaggio di un modello rappresentato dal tipico businessman in giacca e cravatta. Di conseguenza, a ogni livello della società c’è un appiattimento verso un modello che funziona solo per chi rientra nella rappresentazione convenzionale. In questo modo anche la ricchezza e il potere restano nelle mani di una minoranza.
Eppure la storia ci dimostra quanto anche le donne siano eccezionali professioniste del business. Più di ogni altra cosa, è nelle loro mani la funzione di ribellione ai modelli correnti, in quanto outsider rispetto alla più socialmente accettata figura maschile. Queste business women hanno dato il via alla propria ribellione personale, sfociata poi in rivoluzione sociale. Essere ribelli le ha rese donne libere, ricche e paladine di un modello più inclusivo di business, a cui oggi le donne sono chiamate a costruire e partecipare.
Cosa possiamo fare per accelerare il processo? Cosa dobbiamo fare per rendere il mondo un posto più colorato?

BIO

Martina Di Pasquale è International Business Development Manager presso varie startup internazionali, tra cui l’italiana GRLS.
Classe 1991, ha studiato Traduzione specialistica a Napoli, trovando poi la propria strada professionale nel mondo del business. Si occupa di business development, con un focus sulle vendite, in startup che hanno come missione quella di cambiare il mondo. Con DreamApply, per far sì che tutti possano avere più facile accesso all’istruzione. Con The Business Development School, per far sì che aziende virtuose possano trovare spazio tra i giganti del mercato. Con GRLS, per sostenere i progetti di imprenditoria femminile in Italia.
È Future Ambassador di Impactscool, per dare a tutti conoscenza e competenze per partecipare consapevolmente alla costruzione di un futuro open source, il migliore dei futuri possibili. Sul web è “A bisiniss girl”, dove condivide idee e progetti per ispirare altre donne imprenditrici.
Attualmente vive in Italia, pur trascorrendo gran parte dell’anno in giro per il mondo.

VITTORIO ZIPARO

The robots and the cloud
The cloud is a massive infrastructure that connects billions of devices. It is considered to have virtually unlimited computational resources, as it can store petabytes of data and has the processing power of millions of servers. The cloud is what runs so many of the online services that characterize life in the early 21st century: search, email, ecommerce, social networking, banking, video streaming, ride-sharing – you name it. Indeed, it has changed the way we live and is the engine that runs the Information Age. What will happen when robots connect to the cloud? Will the cloud be the transformative technology that allows robots to leap beyond their current limitations? In this talk, award winning robotics scientist Vittorio Amos Ziparo walks you through some of the robotic systems his teams have built over the years, showing how the cloud enables new exciting capabilities that might pave the way to a new era for robotics.

BIO
Scienziato specializzato in intelligenza artificiale e robotica, con20 anni di esperienza nel coordinare team che realizzano sistemi robotici intelligenti, Vittorio A. Ziparo ha progettato e sviluppato diversi robot autonomi, grazie ai quali si aggiudicato importanti premi, e ha collaborato alla peer review di varie pubblicazioni scientifiche. Attualmente vive a Pasadena (California), dove è a capo del software team per iRobot Terra, un robot tosaerba intelligente, per il mercato dei consumatori. E’, infine, co-fondatore di Algorithmica Srl, laboratorio di ricerca robotica di Roma.